FAQ Medicina somatica acuta
Le nostre domande frequenti forniscono nozioni di base e risposte comprensibili sull’ANQ e le sue misurazioni della qualità. Le seguenti riguardano il settore della medicina somatica acuta.
Caduta e decubito
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DOMANDE GENERALI SULL’ORGANIZZAZIONE E SUL METODO
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Che cos’è il manuale sulla misurazione e dove si trova?
Il manuale è lo strumento di lavoro centrale per la preparazione e lo svolgimento della misurazione caduta e decubito. Vi sono descritte dettagliatamente tutte le tappe necessarie.
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Come funziona esattamente la verifica della qualità dei dati?
Al momento, l’ANQ non ha previsto alcuna verifica specifica sul tema delle cadute e dei decubiti. Conformemente alla convenzione sulla qualità ai sensi dell’art. 58a LAMal, possono essere svolte verifiche esterne, i cui punti principali nella medicina somatica acuta sono riportati nell’allegato 2 della convenzione sulla qualità.
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Come mai la pediatria è esclusa?
Il rilevamento del decubito tra i bambini non è al momento previsto dal piano di misurazione dell’ANQ. Esso è comunque concepito in modo da poter essere esteso anche al settore pediatrico. L’obiettivo dell’ANQ è effettivamente quello di svolgere presto questa misurazione anche nella pediatria.
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Vi saranno ancora indicatori facoltativi, per esempio la malnutrizione?
Al momento no.
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A chi appartengono le analisi individuali degli ospedali e delle cliniche?
Le analisi individuali appartengono ai singoli istituti. L’ANQ non ha accesso a questi dati (nelle dashboard).
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Come mai il periodo di osservazione e quello per la fornitura dei dati non sono stati uniformati con quelli del progetto SpiGes (p.es. periodo di osservazione a fine anno, fornitura dei dati l’anno successivo)?
Per motivi organizzativi, il Comitato per la qualità ha raccomandato di prevedere il periodo di osservazione e quello per la fornitura dei dati nel corso dell’anno (giorni festivi, vacanze ecc.). Il periodo di osservazione da febbraio a fine aprile ha il vantaggio di collocare il rilevamento dei dati e la presentazione dei risultati nello stesso anno civile. Lo svantaggio è effettivamente quello di dover organizzare una fornitura dei dati separata oltre a quella del progetto SpiGes. Ciò contraddice il principio «una tantum» e può comportare un onere supplementare per gli ospedali. In futuro, il periodo di osservazione e quello per la fornitura dei dati verranno valutati di nuovo ed eventualmente modificati.
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Dove si trovano le presentazioni dei dialoghi e delle formazioni online?
Le presentazioni sono consultabili sul sito dell’ANQ.
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Perché il periodo di osservazione è stato fissato a tre mesi?
I tre mesi sono una soluzione di compromesso decisa dall’ANQ coinvolgendo il Comitato per la qualità caduta e decubito. A livello internazionale, i periodi di osservazione variano molto, non è quindi stato possibile trarne chiare raccomandazioni. I tre mesi hanno il vantaggio di permettere anche alle cliniche e agli ospedali più piccoli di includere un numero consistente di casi. È stata pure discussa l’idea di includere i dati di un intero anno, ma è stata respinta in quanto l’obiettivo, una volta istituita la misurazione, è di pubblicare i risultati lo stesso anno in cui sono stati rilevati i dati.
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Nel quadro dell’accertamento della fattibilità, si è riflettuto sulla possibilità di rilevare anche i farmaci/gruppi di farmaci come variabile che influisce sulle cadute e i decubiti. Il nuovo metodo la contempla?
Nel quadro dell’accertamento della fattibilità della misurazione caduta e decubito, è stato verificato se i farmaci/gruppi di farmaci possano essere esportati in modo affidabile e uniforme dagli ospedali quale informazione contestuale potenzialmente importante per l’aggiustamento secondo il rischio. Sulla scorta delle conclusioni e dell’onere previsto in proporzione all’utilità attesa, si è tuttavia deciso di non considerare i farmaci/gruppi di farmaci nell’esportazione dei dati.
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Le puerpere sono incluse nella misurazione?
Sì, anche le puerpere sono considerate nella misurazione se soddisfano i criteri di inclusione ed esclusione di cui al punto 3.3 del manuale sulla misurazione.
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I pazienti vengono inclusi nella misurazione anche se sono stati degenti solo una notte?
Sì, vengono considerati tutti i pazienti che sono stati ricoverati almeno una notte (regola della mezzanotte) e che soddisfano i criteri di inclusione ed esclusione di cui al punto 3.3 del manuale sulla misurazione.
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Nell’elenco delle variabili, alla voce «Sede principale» è indicato che occorre esportare la sede su cui ricadono i costi principali. Se il decubito si è manifestato nella sede 1 ma il paziente ha generato la maggior parte dei costi nella sede 2, bisogna esportare solo i dati di quest’ultima?
Visto che ogni sede deve procedere a una propria esportazione dei dati, nella variabile «burnr» deve figurare il numero a otto cifre della sede menzionato nel registro delle imprese e degli stabilimenti dell’UST. Per ogni sede occorre esportare l’intero caso – dalla data dell’ammissione a quella della dimissione – indipendentemente dal luogo in cui è stata generata la maggior parte dei costi. Benché si tratti ufficialmente di una variabile SpiGes, dalla versione 1.3 del manuale sulla misurazione le spiegazioni nella tabella 3 sono state adeguate di conseguenza e non sono state riprese tali e quali da SpiGes.
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Perché le riammissioni devono essere gestite come un nuovo caso se all’interno della finestra temporale SwissDRG contano come un caso solo?
Come spiegato al punto 3.3.3 del manuale sulla misurazione, la definizione dei casi prevede che ogni degenza venga rilevata come caso a sé stante anche se si tratta di una riammissione. Contrariamente a quanto previsto dalle direttive SwissDRG, non si procede dunque a un’aggregazione di casi.
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La riabilitazione è stata indicata come criterio di esclusione. Vengono esclusi tutti i casi nonostante SwissDRG?
No, fa stato il criterio di esclusione seguente ai sensi del punto 3.3.2 del manuale sulla misurazione: «Sono esclusi dalla misurazione i pazienti di tutte le aree specialistiche i cui servizi non sono fatturati attraverso il sistema tariffario DRG». I casi concernenti, per esempio, una riabilitazione geriatrica vanno dunque esclusi, mentre quelli riguardanti la geriatria acuta devono essere inclusi.
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Come devono essere gestiti i trasferimenti di pazienti in seno a un gruppo di ospedali per i quali non viene generato un nuovo numero del caso?
Visto che viene svolta un’esportazione di dati per ogni sede, non è un problema se il paziente mantiene lo stesso numero del caso per ogni sede (il quale appare solo una volta), a meno che non venga trasferito più volte, ossia presenti più episodi in una sede ospedaliera. I singoli episodi (casi) sono distinguibili grazie alle diverse date di ammissione e di dimissione, ma potrebbe eventualmente essere di aiuto una cifra in più nel numero del caso (p.es. 1001 è il primo episodio del caso 100, 1002 è il secondo episodio del caso 100 e così via).
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Perché per il rilevamento delle operazioni durante la degenza (variabile «surgery») non viene utilizzata la variabile SpiGes «behandlung_beginn» con il valore «AAAAMMG-Ghhmm»?
La definizione di un’operazione durante la degenza è stata stabilita in collaborazione con il Comitato per la qualità e diverge da quella della variabile SpiGes «behandlung_beginn». Nel quadro di un perfezionamento, sempre d’intesa con il Comitato per la qualità occorrerà ponderare un’eventuale uniformazione con la variabile SpiGes. Per il momento, fanno tuttavia stato le spiegazioni sulla variabile «surgery» riportate nel manuale sulla misurazione.
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Come devono essere esportate più operazioni nella variabile «surgery»?
Se per un caso sono state svolte più operazioni, ognuna di esse deve essere indicata nella variabile «surgery» mediante la data dell’intervento nel formato «AAAAMMGGhh». Ciò significa che, in presenza di tre operazioni, tutte e tre devono essere esportate nel formato menzionato e separate da una virgola nella variabile «surgery».
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Possiamo chiedere l’aiuto dei fornitori dei sistemi informatici per l’esportazione dei dati?
No, non è possibile perché gli ospedali e le cliniche utilizzano sistemi informatici diversi. Sul sito dell’ANQ sono elencati gli istituti che hanno partecipato alla misurazione pilota e che sono disposti a sostenere altri istituti con gli stessi sistemi informatici.
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Vi sono contatti con i fornitori di sistemi informatici per trovare soluzioni unitarie affinché ogni ospedale non debba sviluppare la propria (KISIM, EPIC ecc.)? ok
No, al momento non ve ne sono. Il mercato dei sistemi informatici in Svizzera è molto sfaccettato. Anche se ospedali e cliniche utilizzano gli stessi sistemi, quest’ultimi sono sovente commisurati alle esigenze specifiche del rispettivo istituto. Sul sito dell’ANQ sono elencati gli istituti che hanno partecipato alla misurazione pilota e che sono disposti a sostenere altri istituti con gli stessi sistemi informatici.
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Nell’esportazione dei dati, in quali occasioni viene indicato il «burnr» e in quali il «burnr_gesv» (vedi variabile «burnr» e le spiegazioni sulla variabile «eintritt_aufenthalt» nel manuale sulla misurazione, dove è menzionata la variabile «burnr_gesv»)?
La variabile SpiGes «burnr_gesv» non viene utilizzata nella misurazione caduta e decubito. Per l’esportazione dei dati, nella variabile «burnr» occorre sempre considerare il numero RIS specifico della sede.
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Per i pazienti entrati al pronto soccorso e in seguito trasferiti in un reparto stazionario, il momento dell’ammissione è l’arrivo in pronto soccorso o quello in reparto? Il pronto soccorso va considerato per la variabile «w_code»?
In caso di ammissione al pronto soccorso e successivo trasferimento in un reparto stazionario, fanno stato la data e l’ora dell’arrivo al pronto soccorso, e va indicato pure il codice del pronto soccorso (vedi punto 4.2 del manuale sulla misurazione).
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Nella variabile «w_code» occorre inserire la cronologia completa dei trasferimenti tra i reparti con le date dell’ammissione/del trasferimento o basta riportare la data dell’ammissione e quella della dimissione? L’eventuale cronologia deve tenere conto anche di congedi e assenze?
Deve essere rappresentata la cronologia completa dei trasferimenti. I cambiamenti di camera nello stesso reparto non sono rilevanti. Lo scopo principale della cronologia è permettere agli istituti di consultare i risultati nel dashboard anche a livello di reparto. Servono dunque indicazioni su quando il paziente è stato ricoverato in quale reparto. In questo modo, una caduta rilevata in una certa data può essere assegnata a un certo reparto.
Anche l’arrivo al pronto soccorso deve essere rilevato, affinché la cronologia dei trasferimenti sia completa.
Assenze e congedi dei pazienti non devono essere documentati, nella misura in cui non abbiano comportato un cambiamento di reparto. Secondo la valutazione del Comitato per la qualità, infatti, le assenze e i congedi nel settore della medicina somatica acuta non hanno un ruolo significativo. -
La misurazione caduta e decubito viene svolta anche in altri settori?
Le cadute vengono rilevate anche nella psichiatria geriatrica. Questa misurazione segue fondamentalmente lo stesso metodo di quella nella medicina somatica acuta, ma se ne discosta in alcuni punti, per esempio per quanto riguarda la durata del periodo di osservazione.
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Se la dimissione coincide con il decesso del paziente, il caso deve essere comunque considerato nell’esportazione dei dati?
Secondo «tarifaires suisse», sono considerate casi stazionari anche le degenze in un ospedale o una clinica che si concludono con il decesso del paziente (vedi punto 3.3.2 del manuale sulla misurazione). In questo caso, al posto della data della dimissione si indica quella del decesso. Se essa si trova nel periodo di osservazione e gli altri criteri di inclusione e di esclusione sono soddisfatti, il caso va considerato nell’esportazione dei dati.
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Gli ospedali che non dispongono ancora della documentazione elettronica dei pazienti possono partecipare alla misurazione?
La condizione per la partecipazione alla misurazione è la presenza di un sistema informatico. Qualora il vostro istituto non disponesse ancora di tale sistema, vi preghiamo di contattare l’ANQ per ricevere un’eventuale dispensa dalla misurazione.
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Che cos’è il manuale sulla misurazione e dove si trova?
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DOMANDE SUGLI INDICATORI DI ESITO «CADUTA» E «CADUTA CON CONSEGUENZE»
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Quanto tempo dopo una caduta andrebbero rilevate le conseguenze (sì/no)?
Non è previsto alcun limite temporale per il rilevamento delle conseguenze delle cadute.
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Se dopo una caduta si procede sempre a una visita medica, va considerata come caduta con con-seguenze?
No, questo aspetto è stato precisato come segue nell’annesso A del manuale sulla misurazione (dalla versione 1.3):
«Ulteriori misure diagnostiche e terapeutiche in seguito a una caduta sono considerate una conseguenza della stessa, indipendentemente dall’esito (decisione Comitato per la qualità, 2024).
La valutazione iniziale dopo una caduta da parte di un esperto (infermiere, medico, ecc.) non è tuttavia considerata una misura diagnostica approfondita. Si parla di caduta con conseguenze solo quando la valutazione iniziale rivela lesioni evidenti o sospette che richiedono ulteriori misure diagnostiche e/o terapeutiche e comportano quindi un costo aggiuntivo (finanziario) per l’ospedale/la clinica (indipendentemente dal risultato). Questo è il caso, ad esempio, quando per accertare le lesioni è necessaria una tomografia computerizzata (TC) o un monitoraggio regolare dello stato di coscienza (monitoraggio GCS) (decisione Comitato per la qualità, 2025)».
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Come vanno gestite nel verbale delle cadute le conseguenze che non si manifestano subito dopo la caduta, bensì per esempio solo il giorno successivo, quando vengono svolti esami più approfonditi?
Le conseguenze individuate dopo una caduta dovrebbero essere riportate immediatamente nel verbale. Ciò è determinante, oltre che per la notevole rilevanza clinica, anche per la qualità dei dati della misurazione.
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La data di una caduta con conseguenze va considerata due volte, una nella variabile «falls» e una nella variabile «injury»?
Esatto. Una caduta con conseguenze deve sempre essere considerata in entrambe le variabili («falls» e «injury»). Non basta documentarla unicamente nella variabile «injury».
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Quale data occorre scegliere per la conseguenza di una caduta (p.es. una radiografia se si sospetta una frattura)? Quella della caduta o quella delle misure diagnostiche e/o terapeutiche?
Si parla di caduta con conseguenze solo quando la valutazione iniziale rivela lesioni evidenti o sospette che richiedono ulteriori misure diagnostiche e/o terapeutiche e comportano quindi un costo aggiuntivo (finanziario) per l’ospedale/la clinica (indipendentemente dal risultato). Questo è il caso, ad esempio, quando per accertare le lesioni è necessaria una tomografia computerizzata (TC) o un monitoraggio regolare dello stato di coscienza (monitoraggio GCS) (decisione Comitato per la qualità, 2025) (annesso A manuale sulla misurazione).
La data della caduta utilizzata nella variabile «falls» deve coincidere con quella della caduta con conseguenze utilizzata nella variabile «injury». Ciò significa che nella variabile «injury» occorre sempre considerare la data della caduta che ha avuto conseguenze, non quella alla quale sono state confermate tali conseguenze.
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In futuro si prevede di misurare il livello di gravità delle conseguenze delle cadute?
Sul piano internazionale (e nazionale), la suddivisione dei vari livelli di gravità delle conseguenze di una caduta è molto eterogenea. Ciò è stato confermato anche dal progetto preliminare (Bernet et al., 2022), nonché dai riscontri degli istituti dei membri del Comitato per la qualità. La valutazione e l’assegnazione corrette del livello di gravità da parte del personale infermieristico sono inoltre considerate difficili. L’ANQ e i membri del Comitato per la qualità hanno dunque deciso di limitarsi per il momento alla suddivisione tra cadute con/senza conseguenze. Un’ulteriore differenziazione della gravità delle conseguenze potrebbe essere parte di un futuro perfezionamento della misurazione (annesso A manuale sulla misurazione).
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La somministrazione di un antidolorifico dalla riserva dopo una caduta viene considerata come una conseguenza?
Sì, se dopo una caduta si rende necessaria la somministrazione di un antidolorifico quale ulteriore misura terapeutica, essa è considerata una conseguenza.
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Quanto tempo dopo una caduta andrebbero rilevate le conseguenze (sì/no)?
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DOMANDE SUGLI INDICATORI DI ESITO «DECUBITO»
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Qual è la procedura da seguire se una piaga da decubito peggiora nel corso della degenza e si rende necessaria una classificazione più grave: viene comunque considerata come una sola piaga da decubito?
Nell’esportazione dei dati, viene sempre considerato il livello di gravità più elevato documentato per ogni decubito. L’obiettivo è tenere conto di ogni decubito solo una volta – ovvero nella sua manifestazione più grave – nell’esportazione dei dati, indipendentemente da quanti livelli di gravità, rispettivamente categorie sono stati documentati durante il decorso.
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Come vengono classificati i decubiti? Quale versione della definizione vale e dove la si trova?
I decubiti vengono classificati secondo le regole EPUAP / NPIAP / PPPIA 2019. La relativa definizione e le specifiche rilevanti per la definizione si trovano nell’annesso B del manuale sulla misurazione.
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È incluso anche il decubito di categoria 1?
L’esportazione dei dati considera tutti i decubiti nosocomiali nella loro manifestazione più grave, quindi anche quelli di categoria 1. Anche in futuro sarà prevista un’analisi separata senza i decubiti di categoria 1.
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Nel quadro della misurazione, come si usano le espressioni «Non stadiabile: profondità non conosciuta» e «Sospetta lesione tissutale profonda: profondità non conosciuta»?
I decubiti vengono classificati secondo le regole EPUAP / NPIAP / PPPIA 2019. Ciò significa che anche le espressioni menzionate nella domanda devono essere considerate nell’esportazione dei dati.
Per rilevare il livello di gravità più elevato documentato per ogni decubito, secondo il punto 4.2 del manuale vanno applicate le regole seguenti. «Il livello di gravità maggiore documentato viene ricavato sulla base delle categorie numeriche del decubito (1-4) e delle espressioni non numeriche.
- Categorie numeriche (1–4): un valore più alto corrisponde a un livello di gravità maggiore.
- Espressioni non numeriche: «Non stadiabile: profondità non conosciuta» o «Sospetta lesione tissutale profonda: profondità non conosciuta» sono considerate superiori alla categoria 1, ma inferiori alle categorie 2–4.
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Come si procede con i pazienti che hanno sviluppato più decubiti? Vengono conteggiati come un caso o più casi?
Conformemente alla tabella 3 del manuale sulla misurazione, nell’esportazione dei dati per ogni paziente (caso) deve essere considerato il livello di gravità più elevato per ogni decubito. Ciò significa che nell’esportazione dei dati un caso può contenere più decubiti.
Nell’analisi dei dati (vedi capitolo 8 del manuale sulla misurazione), vengono calcolati sia il numero di pazienti con eventi negativi (caduta/decubito) sia il numero di eventi negativi (caduta/decubito).
- Tasso di incidenza per trimestre: l’unità di analisi è costituita dai pazienti. Il numero effettivo di decubiti/cadute per ogni paziente non ha dunque alcuna importanza.
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Se pazienti con un decubito nosocomiale vengono ricoverati di nuovo, questo decubito viene conteggiato di nuovo benché fosse già stato rilevato in occasione della prima degenza?
Quando pazienti vengono riammessi con un decubito, quest’ultimo viene classificato come non nosocomiale. Nella classificazione, si distingue tra decubiti nosocomiali e preesistenti.
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Come si garantisce l’affidabilità della diagnosi di decubito?
I dati si basano su un’autodichiarazione. La garanzia della qualità dei dati è compito degli ospedali e delle cliniche. È vostra responsabilità formare il personale nel riconoscere e classificare correttamente un decubito.
La BFH e la w hoch 2 verificheranno i set di dati alla ricerca di incongruenze (verifica della plausibilità). Maggiori informazioni si trovano nel capitolo 6 del manuale sulla misurazione.
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È comprensibile che il livello di gravità delle categorie di decubito «Non assegnabile ad alcuna categoria/alcuno stadio: profondità sconosciuta» e «Sospetto danno profondo ai tessuti: profondità sconosciuta» venga considerato più elevato di un decubito di categoria 1. Dal punto di vista clinico, però, non è comprensibile come mai dovrebbe essere classificato al di sotto delle categorie 2-4. Come bisogna interpretare questa ripartizione?
Per le analisi nazionali vengono calcolati i due indicatori di outcome seguenti: tasso di incidenza complessivo nazionale dei decubiti nosocomiali e tasso di incidenza nazionale dei decubiti nosocomiali di categoria ≥ 2.
Occorre instaurare un approccio sistematico che permetta di formare questi due indicatori. Per i decubiti la cui profondità è sconosciuta, il problema risiede nel fatto che il livello di gravità non è chiaro e, di conseguenza, non è chiaro neppure se il decubito vada classificato al di sopra delle categorie 2, 3 o 4. Vige però l’unanimità sul fatto che sia superiore alla categoria 1. Si tratta quindi piuttosto di una specifica tecnica che riporta come devono essere considerate le indicazioni nell’analisi dei dati e non come devono essere valutate clinicamente le categorie sulla base del loro livello di gravità. -
Numerazioni dei decubiti per ogni paziente: come va gestita la numerazione dei decubiti? una numerazione per ogni localizzazione è possibile? Viene predefinita?
Il livello di gravità di un decubito nosocomiale può cambiare nel corso della degenza. Per l’esportazione dei dati, viene sempre considerato il livello più alto per ogni decubito.
Per agevolare il lavoro degli ospedali e della w hoch 2, e fare in modo che ogni decubito nosocomiale venga effettivamente considerato solo una volta (ovvero nella sua manifestazione più grave), è stato deciso di assegnare una numerazione progressiva (1-n) a ogni caso. Al momento dell’esportazione, questo numero viene collegato alla data e separato da un trattino basso (p.es. 2023011115_2), così da consentire l’identificazione inequivocabile del decubito nosocomiale in questione. Ogni combinazione di data e numero appare solo una volta nell’esportazione. Se per un caso figurano più decubiti nosocomiali con lo stesso numero (quindi la stessa localizzazione), è un indizio che un decubito è stato erroneamente considerato più volte invece che solo una volta nella sua manifestazione più grave. -
Se il decubito guarisce, nell’esportazione dei dati viene comunque documentato il livello di gravità più elevato?
Sì, nell’esportazione dei dati viene considerato solo il livello di gravità più elevato, indipendentemente dal fatto che il decubito sia guarito o no durante la degenza.
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Eventuali decubiti già presenti prima del ricovero devono essere considerati nell’esportazione dei dati?
La considerazione di decubiti già esistenti è facoltativa. Se un istituto decide di inserire tali informazioni nell’esportazione, potrà poi consultarle nel dashboard della w hoch 2.
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Il numero aggiunto alla data per i decubiti nosocomiali deve per forza essere progressivo o può essere assegnata una numerazione standard interna alla clinica basata sulla localizzazione del decubito? (Ottobre 2025) Il lato (destro/sinistro) in cui si è sviluppato il decubito può essere esportato separatamente?
Se nel vostro istituto i decubiti nosocomiali vengono documentati sulla base di localizzazioni standardizzate, potete utilizzare questi numeri (p.es. tallone destro = 1, tallone sinistro = 2, osso sacro = 3 ecc.) per la codificazione e aggiungervi la data. Una procedura di questo genere è consentita, ma internamente deve essere definita in modo uniforme. Non sono state formulate direttive nazionali al riguardo.
Il vantaggio di questa procedura è che dai dati esportati è possibile risalire al numero di casi con un decubito nosocomiale in una determinata localizzazione (p.es. osso sacro) nel vostro istituto. Occorre badare a che ogni combinazione di data e numero (AAAAMMGGhh_n) appaia solo una volta per caso nell’esportazione dei dati.
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Qual è la procedura da seguire se una piaga da decubito peggiora nel corso della degenza e si rende necessaria una classificazione più grave: viene comunque considerata come una sola piaga da decubito?
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DOMANDE SUI PRINCIPI FONDAMENTALI DELL'ESPORTAZIONE DEI DATI
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Devono essere elencati tutti i casi, anche se non è stato documentato né un decubito né una caduta?
Il punto 3.3.2 del manuale sulla misurazione chiarisce che nell’esportazione dei dati devono essere considerati tutti i casi, indipendentemente dal fatto che durante la degenza si sia verificata una caduta o manifestato un decubito:
«L’esportazione dei dati deve includere tutti i casi stazionari di tutte le specialità dell’ambito somatica acuta adulti (comprese le terapie intensive, il puerperio, ecc.) che sono stati dimessi dall’ospedale/clinica durante il periodo di osservazione, come mostrato nella figura 2, indipendentemente dal fatto che durante il ricovero si sia verificata o meno una caduta o un decubito nosocomiale».
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Esiste un modello che mostri come e che cosa occorre esportare dal sistema informatico?
Le variabili da esportare sono descritte nella tabella 3 del manuale sulla misurazione, nel quale si trovano anche esempi.
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Se il sistema informatico non genera automaticamente un rapporto (p.es. distinzione dei decubiti secondo la categoria), bisogna procedere manualmente per il periodo di tre mesi?
Il metodo è stato sviluppato coinvolgendo il Comitato per la qualità e ospedali che hanno partecipato alle analisi della fattibilità. L’idea non è quella che gli istituti debbano assegnare manualmente i casi alle categorie di decubito. Tutt’al più, essi dovrebbero cercare soluzioni per adeguare i sistemi informatici esistenti affinché il livello di gravità più elevato di ogni decubito possa essere esportato automaticamente.
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Quale fonte di dati viene utilizzata per la misurazione? I dati rilevati nel quadro delle cure (sistema informatico) o quelli della codificazione medica?
I dati sugli outcome (cadute, conseguenze delle cadute e decubiti) devono essere esportati dal sistema informatico degli istituti e non dovrebbero quindi basarsi sulla codificazione medica. Studi hanno dimostrato che i dati della codificazione sono molto imprecisi perché riguardano in parte solo diagnosi rilevanti per il conteggio.
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I dati per la misurazione possono essere generati anche dai rapporti di dimissione?
Dipende da come vengono generati i rapporti di dimissione e da dove provengono le informazioni. Al capitolo 4, il manuale sulla misurazione sancisce che i dati sugli outcome (cadute, conseguenze delle cadute e decubiti) debbano essere esportati dal sistema informatico dell’istituto (documentazione elettronica medica e infermieristica). Se i rapporti di dimissione si basano su questa fonte di dati, allora possono essere utilizzati. Se invece non sono tratti dal sistema informatico degli istituti, rispettivamente non tutti i dati concernenti cadute e decubiti vengono ripresi sistematicamente da tale fonte, i rapporti di dimissione non possono essere usati per l’esportazione dell’outcome.
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Alcuni sistemi informatici consentono di rilevare anche le opzioni «Sconosciuto» o «Altro» oltre ai generi «Maschile» e «Femminile», benché in Svizzera siano riconosciuti ufficialmente solo due generi. Come vanno gestiti questi casi nel quadro della misurazione?
Trattandosi di una variabile SpiGes, valgono le direttive SpiGes.
Visto che nel quadro della fornitura dei dati all’UST (SpiGes) gli ospedali possono esportare unicamente i due generi riconosciuti dal diritto civile, si parte dal presupposto che questa soluzione sia attuabile per tutti gli istituti. Probabilmente vi sono già direttive interne su come codificare in SpiGes le opzioni «Sconosciuto» o «Altro». La stessa procedura va seguita anche per la fornitura dei dati per la misurazione caduta e decubito. -
Vi sono modelli/esempi di come saranno i moduli per il rilevamento delle variabili necessarie nel sistema informatico?
Visto che ospedali e cliniche utilizzano i sistemi informatici più disparati, non è possibile mettere a disposizione un modello di validità generale. L’implementazione andrebbe comunque valutata individualmente sul posto.
Le variabili da esportare sono descritte con caratteristiche ed esempi nella tabella 3 del manuale sulla misurazione. Lo stesso manuale e le domande frequenti spiegano inoltre, in particolare per gli indicatori outcome, quali informazioni devono essere rilevate con i moduli nel sistema informatico (p.es. documentare in modo inequivocabile se un decubito si è sviluppato prima o durante la degenza).
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Come occorre procedere se un ospedale non può esportare tutte le variabili predefinite?
Se in un ospedale o una clinica non possono essere esportate informazioni su una variabile, le caselle corrispondenti vanno contrassegnate con -1 (valore mancante). Ciò indica che nell’istituto quell’informazione manca sistematicamente e non può quindi essere esportata. Le caselle vuote sono da evitare (vedi punto 4.1 del manuale sulla misurazione).
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Quali date vanno indicate nell’esportazione dei dati concernenti le cadute? Che cosa occorre fare se la caduta è stata documentata ma mancano indicazioni sulla data? Che cosa occorre fare se le indicazioni sull’ora della caduta mancano/non sono state documentate?
Fa stato il momento esatto in cui avviene la caduta. Se una caduta è stata documentata ma manca la data, nell’esportazione dei dati viene indicata la data alla quale la caduta è stata registrata nel sistema o viene utilizzato il valore sostitutivo «19000101». Se manca solo l’ora della caduta, analogamente a quanto avviene con i dati SpiGes è possibile rinunciare a questa indicazione (formato AAAAMMGG).
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Con quanta precisione deve essere indicata l’ora di una caduta nell’esportazione dei dati?
Una caduta durante la degenza viene esportata come data nel formato AAAAMMGGhh. L’ora viene quindi indicata solo in ore, senza i minuti.
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Se non è possibile esportare direttamente i dati di una caduta dalla documentazione di cura, è ammesso immettere manualmente tali dati nel file Excel contenente le altre informazioni sulle 28 variabili esportate automaticamente?
Di principio si tende a sconsigliare di procedere manualmente. In casi eccezionali, tuttavia, è ammesso per ottenere un set di dati completo in tempi brevi. A lungo termine l’obiettivo dovrebbe essere quello di trovare il modo di adeguare i sistemi informatici affinché sia possibile esportare automaticamente i dati necessari.
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Come vengono considerati nell’esportazione dei dati più decubiti di un paziente ricoverato in diverse sedi?
Il trasferimento di un paziente viene sempre considerato un nuovo caso/ricovero nell’esportazione dei dati. Il decubito sviluppato nella sede A ed esportato come decubito nosocomiale viene trattato come decubito già esistente nella sede B.
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Qualora mancassero informazioni, quando bisogna indicare «NA» e quando «-1» nell’esportazione dei dati?
È spiegato al punto 4.1 del manuale sulla misurazione: «Gli eventi non pertinenti al caso (ad es. il/la paziente non ha subito alcun intervento chirurgico, nessuna caduta ecc.) sono da registrare di principio, in base alla tabella 3, con l’acronimo NA (not applicable). Se, in generale, in un ospedale o in una clinica le informazioni relative a una variabile non possono essere esportate, le celle corrispondenti a tale variabile devono essere codificate con -1 (Missing). Ciò indica che l’informazione in questione manca sistematicamente nell’ospedale o nella clinica e non può quindi essere esportata. Vanno evitate le celle vuote».
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Devono essere elencati tutti i casi, anche se non è stato documentato né un decubito né una caduta?
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DOMANDE SULL'ANALISI DEI DATI E SULLA REDAZIONE DEI RAPPORTI
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È previsto un aggiustamento secondo il rischio? Se sì, con quali criteri?
Per la misurazione 2026 non è ancora previsto alcun confronto trasparente aggiustato secondo il rischio. Sulla base dei dati rilevati nel quadro del progetto pilota, il modello statistico viene sviluppato e convalidato con i dati della misurazione 2026. Per l’aggiustamento secondo il rischio, vengono considerate le variabili contestuali supplementari, come diagnosi, età, operazione ecc. La prima pubblicazione trasparente dei risultati con aggiustamento secondo il rischio è prevista con la misurazione 2027.
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È vero che le variabili disponibili per l’aggiustamento secondo il rischio sono poche?
La procedura concreta per l’aggiustamento secondo il rischio verrà finalizzata in considerazione dei dati. Al momento, si presuppone che verrà ancora utilizzato un modello gerarchico. Per quanto concerne le variabili di rischio, effettivamente l’eterogeneità degli strumenti utilizzati negli ospedali impedirà in futuro di disporre di informazioni sulla dipendenza assistenziale e di procedere a una valutazione del rischio di decubito. In compenso, potremo contare su altri dati molto dettagliati, per esempio le diagnosi. Per l’aggiustamento secondo il rischio potremo inoltre avvalerci di alcuni nuovi dati che gli ospedali devono rilevare in modo uniforme per il progetto SpiGes. Le variabili da includere e che potranno essere utilizzate per l’aggiustamento secondo il rischio sono state stabilite assieme al Comitato per la qualità anche in termini di fattibilità. Per incominciare con il nuovo metodo, è stato definito un set di dati minimo (minimo comun denominatore che consenta tuttavia un aggiustamento secondo il rischio) che la maggior parte degli ospedali possa esportare.
Per la misurazione 2026 non è ancora previsto alcun confronto trasparente aggiustato secondo il rischio. Sulla base dei dati rilevati nel quadro del progetto pilota, il modello statistico viene sviluppato e convalidato con i dati della misurazione 2026. Per l’aggiustamento secondo il rischio, vengono considerate le variabili contestuali supplementari, come diagnosi, età, operazione ecc. La prima pubblicazione trasparente dei risultati con aggiustamento secondo il rischio è prevista con la misurazione 2027.
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È previsto un aggiustamento secondo il rischio? Se sì, con quali criteri?
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DOMANDE TECNICHE / APP STUDEK
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Che formato di file serve per l’esportazione? xml? csv? Esiste un modello che mostri come fare?
Il file di esportazione deve essere una tabella bidimensionale. La w hoch 2 si premurerà di agevolare quanto più possibile la procedura. Sono quindi accettati tutti i formati consueti (csv, txt, xlsx, sav, rds ecc.). I segni di separazione e le intestazioni vengono riconosciuti automaticamente.
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I set di dati possono essere stornati e aggiornati?
I set di dati possono ora essere caricati fino alla fornitura di quello definitivo. Quelli vecchi vengono sovrascritti di volta in volta.
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Nel dashboard sarà possibile adattare le analisi/visualizzazioni alle nostre esigenze interne o sono standard?
Oltre alla presentazione predefinita dei risultati, avete la possibilità di definire e visualizzare analisi individuali secondo le vostre esigenze.
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Come si accede alla piattaforma StuDek della w hoch 2?
Se siete già registrati presso la w hoch 2, non dovete effettuare una nuova registrazione. Se invece non siete registrati, la w hoch 2 vi invierà un messaggio con l’invito a farlo. Una volta registrati, potrete accedere alla piattaforma StuDek con i vostri dati di login.
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Che formato di file serve per l’esportazione? xml? csv? Esiste un modello che mostri come fare?
Riammissioni non pianificate
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DOMANDE GENERALI SULLE RIAMMISSIONI NON PIANIFICATE
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Che cosa si intende esattamente con «riammissione non pianificata»?
Si tratta di una riammissione in regime stazionario a causa di un evento clinico acuto verificatosi entro trenta giorni dalla dimissione dopo una prima degenza e non previsto sin dall’inizio né atteso al momento del primo ricovero.
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Come si distingue una riammissione pianificata da una non pianificata?
la distinzione tra riammissioni pianificate e non pianificate avviene automaticamente mediante un algoritmo a più livelli basato su dati ospedalieri codificati di routine. Il processo prevede le tappe seguenti.
- Tra tutte le riammissioni entro trenta giorni, vengono innanzitutto escluse quelle con una diagnosi principale oppure un trattamento principale o secondario considerati pianificati (p.es. chemioterapie, riabilitazioni).
- Successivamente, tra le riammissioni restanti vengono individuate quelle con un trattamento principale o secondario potenzialmente pianificato. I casi che non comprendono trattamenti di questo tipo vengono definiti riammissioni non pianificate.
- Per i casi con trattamenti potenzialmente pianificati, si decide in base alla diagnosi principale:
3.1. se la diagnosi principale è acuta o legata a complicanze di trattamenti, la relativa riammissione è considerata non pianificata;
3.2. qualora non fosse possibile decretare se una diagnosi principale è acuta o legata a complicanze di trattamenti, la relativa riammissione è interpretata come pianificata.
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Come si distinguono le riammissioni pianificate da quelle non pianificate nel caso di composizioni di casi?
nei dati ospedalieri rilevati di routine, le riammissioni secondo SwissDRG avvenute entro diciotto giorni all’interno dello stesso gruppo di diagnosi principale vengono riunite in un unico caso assieme al primo ricovero. Visto che nei dati le diagnosi non hanno riferimenti temporali, in queste composizioni di casi non è chiaro se una determinata diagnosi si sia manifestata solo alla riammissione o se fosse presente già alla prima degenza. A causa di questa circostanza, nell’ultima parte dell’algoritmo menzionato in precedenza non è possibile determinare con certezza sulla base della diagnosi principale se una riammissione con un potenziale trattamento sia pianificata o non pianificata. Nel dubbio, in tali casi si decide a favore degli ospedali optando per la riammissione pianificata, la quale non viene considerata un’anomalia in termini di qualità. Maggiori informazioni si trovano nel concetto di analisi e nel manuale sulle riammis-sioni non pianificate.
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Come mai si monitora un periodo di trenta giorni dalla prima degenza (e non per esempio un periodo di diciotto giorni)?
il periodo di trenta giorni è consolidato a livello internazionale. Si tratta di un lasso di tempo nel quale i pazienti sono particolarmente vulnerabili alle conseguenze indesiderate dei trattamenti. Le riammissioni durante il primo mese dopo la dimissione, inoltre, sono fortemente influenzabili dalla presa a carico stazionaria e dalla collaborazione con il settore sanitario successivo. Il periodo di diciotto giorni previsto da SwissDRG persegue solo scopi di conteggio, non è stato pensato per misurazioni della qualità.
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I trasferimenti e i ritrasferimenti sono considerati riammissioni?
no, i trasferimenti interni nell’arco di 24 ore e i ritrasferimenti vengono esclusi esplicitamente dall’analisi e non conteggiati come riammissioni non pianificate.
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Il metodo utilizzato per le riammissioni non pianificate è convalidato?
sì, il metodo è basato sugli indicatori di qualità sviluppati dalla Yale School of Medicine e utilizzati presso i Centers for Medicare & Medicaid Services (CMS). È stato adeguato al sistema sani-tario svizzero e testato nell’ambito di un ampio studio di validazione al quale hanno partecipato sette partner ospedalieri indipendenti (vedi pubblicazione scientifica).
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Perché si distingue tra riammissioni a livello ospedaliero, legate a singole coorti o specifiche secondo la diagnosi e l’intervento?
questa differenziazione consente un’analisi clinica ragionevole. La prospettiva a livello ospedaliero fornisce una panoramica complessiva, le cinque coorti (chirurgica/ginecologica, cardiorespiratoria, cardiovascolare, neurologica, altro) permette una classificazione secondo profili clinici, gli indicatori specifici secondo la diagnosi e l’intervento si concentrano su gruppi vulnerabili (p.es. infarto miocardico acuto, insufficienza cardiaca, BPCO, polmonite, ictus ischemico, bypass aorto-coronarico isolato, protesi totale elettiva dell’anca o del ginocchio). Con queste suddivisioni, è possibile riconoscere e approfondire in modo mirato i modelli che si delineano.
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Nelle riammissioni a livello ospedaliero, legate a singole coorti o specifiche secondo la diagnosi e l’intervento ricorrono più volte gli stessi casi?
una riammissione può effettivamente apparire nei campioni di indicatori diversi (p.es. in quello a livello ospedaliero e in quello della coorte corrispondente, risp. dell’indicatore specifico secondo la diagnosi o l’intervento corrispondente) perché i gruppi di pazienti contenuti in tali campioni tendono a sovrapporsi, ma non viene conteggiata due volte nel singolo indicatore.
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I pazienti ricoverati più volte vengono conteggiati come riammissioni ripetute?
riammissioni consecutive della stessa persona non vengono conteggiate più volte come riammissioni separate. I ricoveri già considerati riammissioni non pianificate di una prima degenza non vengono quindi utilizzati di nuovo come prime degenze al fine di monitorare le riammissioni successive. In questo modo, si evitano i conteggi ripetuti.
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Come mai il numero di dimissioni considerate nel campione delle riammissioni a livello ospedaliero è diverso da quello di tutte le coorti messe insieme?
perché le degenze che sono già a loro volta riammissioni non vengono più considerate primi ricoveri ed escono quindi dal campione (vedi risposta alla domanda precedente). L’esclusione di questi casi può avere effetti diversi secondo la coorte: se per esempio una paziente è presente tre volte nel campione a livello ospedaliero e uno di questi tre casi viene escluso dal campione perché si tratta di una riammissione, se i tre casi sono ripartiti in coorti diverse può darsi che nessuno venga escluso.
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Qual è la differenza tra riammissioni interne ed esterne?
le riammissioni interne avvengono nello stesso ospedale acuto, rispettivamente nella stessa sede della prima degenza. Le riammissioni esterne avvengono invece in un altro ospedale acuto/in un’altra sede. Grazie al collegamento dell’ID dei pazienti nei dati UST, si riesce a individuare a livello svizzero queste riammissioni esterne, cosa che invece non è possibile fare con la base di dati di cui dispongono gli ospedali.
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Le riammissioni in un’altra sede dello stesso gruppo di ospedali rispetto alla prima degenza sono considerate interne o esterne?
dipende dai dati forniti. Se le sedi in questione sono registrate con lo stesso ID anonimo, la riammissione è considerata interna, altrimenti è esterna. Sono gli ospedali e le cliniche a definire quali sedi siano da ritenere appartenenti allo stesso gruppo.
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Che cos’è l’aggiustamento secondo il rischio e come si svolge nell’ambito delle riammissioni non pianificate?
la procedura statistica dell’aggiustamento secondo il rischio corregge le differenze nel collettivo di pazienti di ospedali e cliniche cosicché gli istituti possano essere confrontati equamente. Per ogni indicatore di qualità, viene calcolato un modello di regressione logistico che considera fat-tori come l’età, il sesso e le malattie concomitanti. Maggiori informazioni si trovano nel concetto di analisi e nel manuale sulle riammissioni non pianificate.
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A che cosa servono gli intervalli di confidenza e come consentono di distinguere i risultati anomali da quelli nella norma?
gli intervalli di confidenza indicano l’incertezza statistica di un tasso. Per il tasso di riammissioni aggiustato secondo il rischio, viene calcolato un intervallo di confidenza del 95%, il quale indica, con una confidenza appunto del 95%, in quale settore si trovano effettivamente i risultati dell’ospedale in questione in considerazione degli influssi casuali. I limiti inferiore e superiore di questo intervallo di confidenza possono essere confrontati con il tasso medio di tutti gli ospedali al fine di decretare se il risultato è più alto o più basso della media, rispettivamente del valore comparativo di tutti gli istituti. Un esempio si trova nel concetto di analisi e nel manuale sulle riammissioni non pianificate.
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Esistono ausilii all’interpretazione dei risultati dei confronti statistici? E dove è possibile trovare in generale informazioni più approfondite sul metodo di rilevamento delle riammissioni non pianificate?
sì, nel concetto di analisi e nel manuale sulle riammissioni non pianificate viene spiegato il metodo e vengono forniti ausilii all’analisi/interpretazione. Nel rapporto comparativo nazionale, inoltre, i risultati vengono discussi e classificati.
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A chi posso rivolgermi in caso di ulteriori domande sull’analisi a cui non è stata fornita risposta qui?
per eventuali domande sull’analisi, potete scrivere all’ANQ all’indirizzo info@anq.ch.
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Che cosa si intende esattamente con «riammissione non pianificata»?
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DOMANDE GENERALI SUL SOFTWARE QLIZE!
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Come vengono analizzati i risultati delle riammissioni non pianificate?
l’analisi viene effettuata con il software web Qlize!, messo gratuitamente a disposizione di tutti gli ospedali tramite l’ANQ. Qlize! consente di inserire filtri interattivi (p.es. secondo la diagnosi, il periodo ecc.), di confrontare tassi di riammissione osservati e attesi, di rappresentare confronti statistici con intervalli di confidenza e visualizzazioni dettagliate fino al livello di singolo caso.
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Ospedali e cliniche devono pagare per utilizzare il software Qlize!?
no, la versione dell’ANQ è finanziata tramite una licenza collettiva e messa a disposizione gratuitamente di ospedali e cliniche.
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Quante licenze Qlize! vengono messe a disposizione dall’ANQ per ogni istituto?
l’ANQ mette gratuitamente a disposizione una licenza per ogni ospedale, rispettivamente gruppo di ospedali.
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È possibile acquistare altre licenze per Qlize!?
sì, potete rivolgervi direttamente alla Logex, offerente del software, all’indirizzo support-dach@logex.com.
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Perché esistono diverse versioni di Qlize!?
nel quadro della licenza collettiva dell’ANQ vi sono due versioni di Qlize!, che utilizzano due basi di dati diverse. La versione con i dati UST si avvale dei dati nazionali forniti dall’Ufficio federale di statistica (UST) e contiene anche riammissioni esterne (vedi la risposta alla domanda sulle riammissioni esterne qui sopra). I dati UST vengono tuttavia pubblicati con un anno e mezzo di ritardo e, per questioni di protezione dei dati, non consentono l’analisi di singoli casi. La versione con i dati degli istituti utilizza invece i dati forniti direttamente dagli ospedali e dalle cliniche: i risultati sono dunque disponibili più rapidamente ed è possibile analizzare singoli casi. Questa base di dati non permette tuttavia di individuare le riammissioni esterne (vedi risposta alla do-manda sui dati delle cliniche e sulle riammissioni esterne qui sotto). Visto che l’ANQ mette a disposizione entrambe le versioni agli ospedali e alle cliniche, gli istituti possono esaminare subito i loro risultati e analizzarli fino al livello di singolo caso, e in seguito confrontarli con i risultati nazionali UST, incluse le riammissioni esterne. La partecipazione all’analisi con i dati propri è però facoltativa.
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Qlize! può essere utilizzato in diverse lingue? Se sì, come si cambia la lingua?
sì, Qlize! è disponibile in italiano, tedesco e francese. La lingua viene cambiata nel portale SMARTlize!, tramite il quale si accede a Qlize!.
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Come si possono fare delle selezioni, filtrare dati, predisporre e rimuovere filtri in Qlize!?
i dati e i risultati possono essere filtrati in modo interattivo cliccando campi e opzioni di selezione. È possibile anche combinare più selezioni e filtri. Maggiori ragguagli si trovano nella pagina Wiki di Qlize! e nel video didattico disponibile nel portale SMARTlize!, tramite il quale si accede a Qlize!.
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Se si selezionano più categorie di selezione (p.es. nei filtri), Qlize! le interpreta come cumulo di condizioni o come alternative?
in genere, più valori selezionati in un campo (p.es. all’interno di un filtro) vengono considerati alternative, mentre più valori selezionati in vari campi sono considerati un cumulo di condizio-ni. Ciò significa che all’interno di un campo ogni selezione supplementare amplia i dati, mentre tra campi diversi ogni selezione supplementare riduce la quantità di dati.
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È possibile salvare le selezioni o le impostazioni effettuate in Qlize!?
sì, la funzione bookmark consente di salvare le selezioni effettuate e di richiamarle in un secondo tempo. Questa funzione viene spiegata nel video didattico disponibile nel portale SMARTlize!, tramite il quale si accede a Qlize!.
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I risultati, rispettivamente gli ID dei casi possono essere esportati da Qlize! ed elaborati esternamente?
sì, tutti i risultati, le tabelle e i grafici (incl. l’elenco con gli ID dei casi) possono essere esportati (p.es. in un file Excel o come immagine) cliccando il tasto destro del mouse. Questa funzione viene spiegata nel video didattico disponibile nel portale SMARTlize!, tramite il quale si accede a Qlize!.
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Sono previste formazioni sull’utilizzo di Qlize!? Se sì, in quale forma, quando e in quali lingue?
sì, l’ANQ propone diverse formazioni online in tedesco con traduzione simultanea in francese. Le date dei corsi vengono sempre comunicate con largo anticipo.
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Esiste materiale didattico da consultare autonomamente sul software Qlize!?
sì, video didattici sull’utilizzo di Qlize! e sull’interpretazione dei risultati delle analisi sono disponibili nel portale SMARTlize! e nel cockpit di Qlize!.
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A chi posso rivolgermi in caso di ulteriori domande tecniche sul software a cui non è stata fornita risposta qui?
per eventuali domande tecniche, potete scrivere alla Logex all’indirizzo support-dach@logex.com.
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Come vengono analizzati i risultati delle riammissioni non pianificate?
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DOMANDE SPECIFICHE SULLE ANALISI CON I DATI UST
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Perché i risultati dell’analisi con i dati UST vengono messi a disposizione solo un anno e mezzo dopo?
l’Ufficio federale di statistica (UST) ha bisogno di tempo per verificare e collegare i dati di tutti gli ospedali e di tutte le cliniche. Solo quando questi dati sono stati corretti è possibile procedere con le analisi delle riammissioni non pianificate e alla pubblicazione in Qlize!.
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Perché il periodo analizzato va da dicembre dell’anno precedente al mese di novembre di quello in corso e non da gennaio a dicembre dell’anno corrente?
il lasso di tempo utilizzato consente di avere un periodo di monitoraggio di trenta giorni per tutte le dimissioni. Se ci si riferisse all’anno civile, le dimissioni in dicembre non potrebbero es-sere considerate completamente nell’analisi delle riammissioni perché il monitoraggio di trenta giorni finirebbe nell’anno successivo.
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Perché il numero di dimissioni stazionarie indicato nel cockpit non corrisponde al numero di casi stazionari del nostro ospedale o della nostra clinica?
l’analisi con i dati UST concerne il periodo dicembre-novembre, non l’anno civile. Il numero di casi riportato in Qlize! diverge quindi dalla statistica interna.
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Quali valori di riferimento vengono utilizzati come base per il calcolo del tasso medio di tutti gli ospedali e per l’aggiustamento secondo il rischio nell’analisi con i dati UST?
vengono utilizzati i dati di tutti gli ospedali svizzeri coinvolti nelle analisi in funzione del loro spettro di prestazioni. Questi dati costituiscono i valori di riferimento e fungono da base per l’aggiustamento secondo il rischio.
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Perché non è possibile selezionare sottogruppi nei confronti statistici?
sono stati definiti requisiti minimi per garantire la rappresentatività statistica. Piccoli sottogruppi non consentono per esempio di svolgere confronti attendibili o di calcolare intervalli di confidenza. Nel rapporto in Qlize!, tuttavia, i risultati possono essere suddivisi a piacimento in sottogruppi e analizzati ulteriormente.
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Nell’analisi dettagliata, il tasso di composizioni di casi rispetto a tutte le riammissioni non pianificate si riferisce alle riammissioni interne ed esterne o solo a quelle interne?
si riferisce alle riammissioni interne ed esterne.
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Perché nel rapporto in Qlize! alcuni risultati non vengono visualizzati insieme a tutti gli altri, ma sono raggruppati nella categoria «Set di dati restanti»?
è una questione di protezione dei dati. Per prevenire la possibilità di risalire all’identità dei pazienti, l’UST non consente la pubblicazione di un numero troppo basso di casi, che finiscono quindi nella categoria «Set di dati restanti».
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Perché i risultati dell’analisi con i dati UST vengono messi a disposizione solo un anno e mezzo dopo?
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DOMANDE SPECIFICHE SULLE ANALISI CON I DATI DELLE CLINICHE
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In quale formato devono essere forniti i propri dati per l’analisi?
al momento, nel formato della statistica medica. Dall’anno di misurazione 2026 subentrerà invece il formato SpiGes.
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Perché viene proposta un’ulteriore analisi facoltativa con i dati delle cliniche, quando c’è già quella con i dati UST?
per consentire agli ospedali e alle cliniche di analizzare molto prima i loro risultati e di farlo a livello di singolo caso. I dati UST vengono messi a disposizione solo un anno e mezzo dopo, mentre con i propri gli istituti possono consultare i risultati interni e pianificare i miglioramenti già l’anno successivo. Per questioni di protezione dei dati, inoltre, l’UST vieta di documentare i risultati a livello di singolo caso, cosa che gli ospedali e le cliniche possono invece fare con i loro dati.
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I risultati possono essere analizzati anche una volta scaduto il termine per l’inoltro dei propri dati?
purtroppo no. Scaduto il termine di inoltro, i dati non possono più essere elaborati.
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Perché l’analisi con dati propri non consente di individuare le riammissioni esterne?
questi dati contengono solo casi del proprio istituto e gli ID dei pazienti dell’ospedale o della clinica in questione non sono collegati a livello nazionale. Mancano quindi informazioni sulle riammissioni in altri istituti.
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Perché il numero di dimissioni stazionarie indicato nel cockpit non corrisponde al numero di casi stazionari del nostro ospedale o della nostra clinica?
l’analisi con i dati delle cliniche concerne il periodo gennaio-novembre, non l’anno civile (vedi risposta alla domanda sul periodo di analisi con i dati UST). Il numero di casi riportato può quindi divergere dalla statistica interna.
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Perché il numero di dimissioni dell’analisi con i dati UST non corrisponde al numero di dimissioni con i dati delle cliniche dello stesso anno?
i periodi di osservazione sono diversi. I dati UST coprono il periodo dicembre-novembre, quelli delle cliniche il periodo gennaio-novembre, da qui le differenze nei campioni (vedi anche le risposte alle precedenti domande sull’argomento).
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Perché con i dati delle cliniche viene analizzato solo il periodo tra gennaio e novembre, invece di quello da dicembre a novembre come con i dati UST?
visto che alcuni ospedali non assegnano in modo chiaro i loro pazienti nei dati forniti per l’analisi a cavallo di due anni, non è possibile individuare in modo affidabile le riammissioni nel nuovo anno dopo una dimissione in quello vecchio. Un monitoraggio tra gennaio e novembre permette quindi di disporre di una base di dati più solida.
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Perché vi sono differenze tra i risultati dell’analisi con i dati UST e quelli dell’analisi con i dati delle cliniche dello stesso anno?
vi sono tre motivi. I dati delle cliniche non considerano le riammissioni esterne, i periodi di osservazione sono differenti e l’aggiustamento secondo il rischio dei dati delle cliniche utilizza i risultati dell’anno precedente quali valori di riferimento (vedi al riguardo anche le risposte alle domande precedenti e successive).
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Quali valori di riferimento vengono utilizzati come base per il calcolo del tasso medio di tutti gli ospedali e per l’aggiustamento secondo il rischio nell’analisi con i dati delle cliniche?
i risultati di tutti gli ospedali dell’anno precedente fungono da valori di riferimento per tale analisi. Trattandosi di un’analisi facoltativa, non vi partecipano tutti gli ospedali e tutte le cliniche.
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Perché sottraendo le riammissioni esterne dalla differenza tra tutte le riammissioni non pianificate calcolate con i dati UST non si ottiene il numero di riammissioni non pianificate calcolate sulla base dei propri dati?
perché i periodi di osservazione sono differenti (dicembre-novembre per i dati UST e gennaio-novembre per i dati delle cliniche, vedi anche risposte alle domande precedenti). Le cifre quindi non corrispondono.
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Quali risultati vanno considerati se i propri valori risultano anomali con l’analisi con i dati UST ma non con quella con i propri dati?
fanno sempre stato i risultati delle analisi con i dati UST. Visto che consentono confronti a livello nazionale e comprendono le riammissioni esterne, forniscono un quadro più completo.
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È giusto concludere che un’anomalia nelle analisi con i dati UST è dovuta alle riammissioni esterne se nell’analisi con i dati delle cliniche non risulta alcun valore anomalo?
non proprio. È vero che in un caso del genere un istituto fa registrare un valore anomalo solo considerando anche le riammissioni esterne nel confronto con gli altri ospedali e le altre cliniche. Le riammissioni esterne possono dunque senz’altro giocare un ruolo, ma il risultato anomalo è sempre il frutto di una combinazione di riammissioni interne ed esterne. Ricordiamo inoltre che l’aggiustamento secondo il rischio è diverso secondo la base di dati: quello per i dati UST considera riammissioni interne ed esterne, quello per i dati delle cliniche solo le riammissioni interne. È pertanto una semplificazione attribuire l’anomalia soltanto alle riammissioni esterne.
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Come mai nell’elenco dell’analisi di singoli casi non vi è un numero di casi con ID della riammissione pari a quello delle riammissioni nei risultati dei confronti statistici?
l’elenco contiene anche composizioni di casi di prime degenze con riammissioni, per i quali non esiste alcuna riammissione separata (vedi al riguardo anche la risposta alla domanda 3 sulla composizione di casi). Nell’elenco, le riammissioni legate a composizioni di casi sono contrassegnate semplicemente dalla cifra 1 apicale.
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Vi sono raccomandazioni o linee guida per lo svolgimento dell’analisi di singoli casi?
sì, alla fine del concetto di analisi e del manuale sulle riammissioni non pianificate ci sono raccomandazioni concrete. Segnaliamo inoltre i video didattici sull’analisi di singoli casi e sulla composizione di casi nel portale SMARTlize!.
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In quale formato devono essere forniti i propri dati per l’analisi?